«Il galego-portoghese dei canzonieri medievali. Lingua d'autore o di copista?»
Autor Marcenaro, Simone
Título Il galego-portoghese dei canzonieri medievali. Lingua d'autore o di copista?
Título revista/libro Critica del Testo = Contaminazione / Contaminazioni
Año 2014
Volumen 17
Fascículo 3
Páginas 25-44
Resumen
O artigo inclúese nun volume monográfico da revista Critica del testo, dedicado ao concepto de «contaminación». O autor estuda o estatuto lingüístico do galegoportugués tal e como nos chegou a través da lírica dos trobadores peninsulares. Afirma que cómpre atender aos poucos cancioneiros líricos que nos legou esta poesía para «individuare una varietà linguistica più omogenea, e comprendere qualcosa in più anche sull'evoluzione della scripta nell'Occidente peninsulare, considerando che fra la nascita di questo fenomeno letterario -avvenuta in Galizia negli ultimi tre decenni del XII secolo- e i manoscritti più antichi intercorre un secolo pieno» (p. 28). Ofrece unha ampla rescenión das variantes lingüísticas detectadas no corpus e dos fenómenos de inteferencia, sobre todo co sistema castelán, concluíndo cunha observación de tipo metodolóxico: «se è possibile riscontrare variazioni linguistiche dovute a tratti regionali nei trovatori occitani, soprattutto i più antichi, nessuno oserebbe parlare per questo di autori 'occitano-guasconi' o 'occitano-alverniati'. Allo stesso modo, è innegabile che i territori al di là del Minho attualmente compresi nei confini portoghesi fossero, fino alla metà del XIII secolo, culturalmente e linguisticamente di prevalenza galega (...). Non ritengo corretto pertanto evocare il "galego-portoghese" per connotare linguisticamente l'idioma dei trobadores: la lingua dei trovatori peninsulari, così come quella delle Cantigas de Santa Maria di Alfonso X, è in ultima analisi precipuamente galega, un galego 'illustre' o di koinè elaborato a partire dagli anni '70 del Duecento, che solo a partire dalla metà del secolo seguente, ed esclusivamente per l'acquisizione di una scripta portoghese, potrà dirsi effettivamente galego-portoghese» (p. 44)
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